Russia Attribuita a Droni Non Autorizzati su Polonia e Danimarca, Aeroporti di Oslo e Copenhagen Chiusi
Key Takeaways
- Droni non autorizzati attribuiti alla Russia sorvolano Polonia e Danimarca, chiudendo Oslo e Copenaghen.
- Sospetti attribuiscono Russia agli episodi, menzionando Kaliningrad e sabotaggio GPS.
- Gli episodi aumentano tensione NATO-Europa, evidenziando vulnerabilità aerei e potenziali rischi geopolitici.
Droni e chiusure aeroporti
Nelle ultime settimane alcuni Paesi del fronte est della NATO, tra cui Polonia e Romania, hanno registrato la presenza di droni non autorizzati attribuiti alla Russia nello spazio aereo nazionale, mentre la scorsa notte gli aeroporti di Oslo e Copenhagen sono rimasti chiusi per alcune ore per la presenza di droni non identificati nei propri cieli.
“L’ultimo bollettino di guerra dal “Fronte Artico” riporta notizie catastrofiche per la bellicosa Europa”
Il pezzo di Geopop riporta che Aldo Ferrari, professore dell'Università Ca' Foscari di Venezia e responsabile dell'Osservatorio ISPI su Russia, Caucaso e Asia Centrale, dice che "non c'è un motivo chiaro" per cui la Russia stia deliberatamente cercando di aumentare le tensioni con la NATO.

Tgcom24 collega invece gli episodi a una strategia di destabilizzazione e indica che le prime violazioni documentate risalgono al 9 settembre 2025, quando circa 20 droni non identificati sono penetrati nello spazio aereo polacco e hanno causato il blocco temporaneo degli aeroporti di Varsavia e altri scali regionali.
Tgcom24 aggiunge che episodi simili si sono verificati anche in Romania, Danimarca e Norvegia, con chiusure di emergenza negli scali di Copenaghen e Oslo, e che nel frattempo disturbi ai segnali GPS stanno minando la sicurezza di rotte aeree e marittime nel Mar Baltico.
Nel quadro descritto da Tgcom24, l'attenzione si concentra su Kaliningrad, exclave russa altamente militarizzata, sospettata di essere uno dei centri operativi da cui partono operazioni di disturbo elettronico e missioni di ricognizione.
Groenlandia e poteri Usa
La crisi sulla Groenlandia porta il focus europeo sulla reazione a un'eventuale invasione del territorio danese da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con Euronews che riporta il rischio di conseguenze politiche e legali e la possibilità di opposizione nel Congresso fino all'impeachment o a una crisi costituzionale.
Euronews cita Harold Honju Koh, professore di diritto internazionale all'Università di Yale ed ex consulente legale del dipartimento di Stato statunitense, che avverte: "Ma non appena avremo degli stivali sul terreno, il contraccolpo sarà gigantesco."
Euronews riporta anche Carrie Lee, ricercatrice senior presso il German Marshall Fund of the United States a Washington, che afferma: "No, non ce l'ha", spiegando che un'invasione della Groenlandia sarebbe un atto di guerra contro un alleato e richiederebbe l'autorizzazione del Congresso.
Nel frattempo, Il Mattinale Europeo descrive che Trump ha annunciato la sospensione dei dazi che sarebbero dovuti scattare contro la Danimarca e altri sette paesi europei, dopo l'incontro con il segretario generale della Nato, Mark Rutte.
Il Mattinale Europeo riporta anche le parole del ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen, secondo cui "Accogliamo positivamente che il presidente americano abbia escluso di prendere la Groenlandia con la forza" e abbia messo in pausa la guerra commerciale.
Finanziamento a Kyiv senza asset russi
Sul fronte europeo, RSI afferma che i leader dei 27 Stati membri hanno deciso di finanziare lo sforzo bellico di Kyiv per almeno due anni tramite un prestito congiunto di 90 miliardi di euro, senza ricorrere ad asset russi congelati per mancanza di accordo.
“Un'azione militare degli Usa contro il territorio artico della Danimarca sarebbe una violazione della legge statunitense, con conseguenze politiche e legali potenzialmente enormi Con la crisi sulla Groenlandia che sta rapidamente portando a un punto di rottura nelle relazioni transatlantiche, il mondo è concentrato sulla reazione europea a un'eventuale invasione del territorio danese da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump”
RSI riporta che il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha assicurato che "It is a decisive message to end the war" e che Putin farà concessioni solo quando capirà che la guerra non gli porterà nulla.
Secondo RSI, l'Unione europea ha stimato i bisogni di finanziamento di Kyiv a 137 miliardi di euro, impegnandosi a coprire due terzi pari a 90 miliardi di euro, mentre il resto dovrebbe essere garantito da altri alleati come Norway o Canada.
RSI aggiunge che Ursula von der Leyen ha chiarito che il prestito sarà a tasso zero, finanziato dal bilancio UE, e che l'Ucraina dovrà ripagarlo solo se la Russia pagherà riparazioni, mentre un funzionario europeo anonimo ha riconosciuto che il ricorso agli asset russi "requires further work".
Nel medesimo quadro, RSI riporta che Volodymyr Zelensky ha scritto su X che il prestito "truly strengthens our resilience" e che resta importante che gli asset russi rimangano immobilizzati e che l'Ucraina abbia una garanzia di sicurezza finanziaria per gli anni a venire.
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